8000 fallimenti nel 2014 in Italia. il lavoro è solo articolo 18?

Numeri pazzeschi arrivano nell’Italia affosata dalla crisi e dal malgoverno. Si, malgoverno e malapolitica.
Le aziende italiane chiudono con una frequenza imbarazzante e la politica non sembra nemmeno accorgersene.
Eppure su 8000 aziende quanti erano i lavoratori impegnati, i lavoratori che traevano il sostentamento per le proprie famiglie in queste attività? 10000? 15000? 20000? Questo protrebbe essere il numero di famiglie rimaste senza lavoro. A quanto pare però la politica non si preoccupa di loro. La politica pensa esclusivamente all’articolo 18 e ai privilegi di chi il lavoro ce l’ha. Meglio continuare a tutelare i privilegi di chi non ha nemmeno la dignità di impegnarsi nel lavoro che svolge che pensare di alleggereire la pressione sulle aziende per salvarle dalla chiusura.

La Scozia verso l’indipendenza?

Oggi potrebbe essere una giornata storica per l’Europa. La Scozia vota per l’indipendenza e l’esito della consultazione è incerto. L’affluenza è da record e venerdì 19 settembre 2014 si conosceranno i risultati dello spoglio.
Non nascondo che l’indipendenza della Scozia mi affascina e spero prevalga il si. Ritengo questo possa dare inizio ad un periodo di grandi cambiamenti in Europa. Bravo infine al grande tennista Andy Murray, gloria britannica e oro olimpico a Londra, dettosi in un tweet deluso dalla campagna negativa degli ultimi giorni e quindi sostenitore del si.
Bravo perchè le campagne negative sono sempre sbagliate e vanno condannate.
Bravo perchè il suo “let’s do this!” Infonde grande forza e coraggio.

Evviva! Arriva l’ iPhone 6.

E’ iniziata la febbre da iPhone 6. Non si sente parlare d’altro ed è iniziata la corsa ad accaparrarsi i primi pezzi disponibili.
L’iPhone 6 avrà anche una versione plus che come prezzo si assesterà sui 1000 euro. Il modello base costerà poco più di 700 euro e quelli italiani dovrebbero essere i prezzi più alti d’Europa (ri- evviva).
In tempi di crisi sorprende questa vivacità e questa voglia d’acquisto. A stupire il sottoscritto è la grande funzionalità dei vecchi Iphone, in particolare nelle versioni 4 e 5. Posseggo un iPhone 4s e a mio avviso continua ad avere un potenziale enorme. Mi riesce difficile pensare di sostituirlo con il nuovo modello. Di recente ammetto di averci però pensato perchè il mio 4s aveva alcuni problemi con l’altoparlante. Problemino risolto rapidamente e con 50 euro presso un’Apple store che mi ha sostituito l’altoparlante.
Il mio iphone 4s ha poco più di due anni e nonostante l’uso inrtenso a cui l’ho sottoposto, funziona ancora alla perfezione. Nei mesi scorsi ho aggiornato il software alla versione Ios 7.1.2 che l’ha reso ancor più interessante e fruibile. E’ già disponibile anche la versione Ios 8 ma si sentono ancora pareri discordanti sull’ultilità di procedere anche con questo aggiornamento.
In conclusione, di ragioni per passare all’iPhone 6 ne vedo al momento poche. Non farò la fila digitale per acquistarlo. Vedo questa corsa ad accaparrarsi i primi iPhone 6 non in linea con la situazione economica del nostro paese. Ok i feticci… e lo smartphone si sa, oggi è probabilmente il più inseguito. Un po’ di concretezza in più non guasterebbe. Ci sono molti aspetti della nostra vita che meriterebbero più attenzione e un maggior investimento economico.
Oggi invece, mi sembra si tenda a mettere tutto in secondo piano rispetto a questi ormai indispensabili strumenti di comunicazione.
Tra le osservazioni più frequenti che mi sono state fatte negli ultimi tempi c’è l’eccessivo uso dell’iPhone.
E’ vero, lo utilizzo parecchio anche se preferisco di gran lunga la vita reale ed il contatto diretto con le persone.
Grazie ad Apple per questi strumenti fantastici e utilissimi ma l’iPhon 6 può attendere.

Per salvare lo stato ha senso far fallire le aziende?

E’ una domanda che mi pongo da anni e con assoluta certezza rispondo NO! Senza le aziende non c’è lavoro e senza lavoro non c’è sostentamento per il popolo.
Senza lavoro c’è solo miseria.

Questa domanda ha molta più logica di quanto possa sembrare, perchè chi in Italia ha deciso negli ultimi anni, l’ha fatto con la consapevolezza che alcune aziende non avrebbero retto alle misure adottate ed avrebbero chiuso.
Liberiamoci dall’idea che la chiusura di migliaia di attività sia stato esclusivamente un’effetto imprevisto determinato dalla crisi, dal crollo dei consumi e dalla sfortuna.
La chiusura di migliaia di attività è un prezzo che la nostra politica ha scelto di pagare nell’intento di salvare così lo stato.
Chi ha deciso era consapevole delle conseguenze; nei fatti e anche a parole (che ho sentito con le mie orecchie).

Ha ancora senso per un’azienda mantenere la produzione in Italia?

Lo spunto per questa riflessione mi viene dato dall’annucio di chiusura dell’impianto Alcoa di Portovesme in Sardegna. Alcoa è un’azienda americana e a Portovesme sostiene di avere un costo di produzione dell’alluminio che non è più competitivo e quindi sostenibile.
Il problema quindi è sempre lo stesso, i costi di produzione che uniti alla burocrazia e a tutta quella serie di difficoltà che le imprese incontrano per produrre in Italia creano un mix assurdo che sta facendo scappare tutte le aziende.
E’ lecito chiedersi se esista anche una sola ragione che possa spingere un’azienda a mantenere la produzione in Italia. E’ legittimo inoltre chiedersi se le misure adottate dagli ultimi governi non abbiano contribuito a creare questa situazione negativa in cui migliaia di persone continuano a perdere il proprio posto di lavoro.
Ricordo che le misure prese dal governo Monti erano state definite dalla Cancelliera tedesca Merkel “impressionanti”. Il problema è che lo sono state davvero, a tutto vantaggio di altre aree produttive in Europa ma a tutto svantaggio del popolo italiano che continua a perdere opportunità di lavoro.
Oggi non servono più parole e buoni propositi per uscire da questa situazione devastante. Servono fatti concreti. Senza le aziende, senza le attività commerciali, senza i piccoli artigiani, senza le aziende agricole, non c’è lavoro per il popolo e non c’è altro se non un inesorabile declino che non potrà che avere conseguenze drammatiche per la nostra società.

Un grande dispiacere, un negozio chiuso.

Questa mattina mi sono recato a Vercelli e contrariamente agli ultimi mesi ho fatto un percorso a piedi diverso. Ad un certo punto, quasi incredulo mi sono trovato difronte ad un negozio per me molto importante (soprattutto per il materiale fotografico) chiuso. Era un negozio di una discreta dimensione e molto assortito. Il titolare, persona molto competente, ha sempre saputo consigliarmi al meglio applicandomi sempre prezzi corretti e competitivi. Vedere questo negozio completamente vuoto con sulla porta un cartello con scritto: “chiuso per cessata attività” mi ha provocato un grande senso di sconforto.

Renzi.

Le elezioni europee di fine maggio hanno confermato che Matteo Renzi ha grande consenso da parte degli elettori italiani. Questo è sicuramente un fatto molto positivo, ogni democrazia ha bisogno di leader forti che hanno la fiducia del popolo. Nonostante questo, Renzi subisce molte critiche, anche pesanti e ingiustificate. La logica direbbe di valutare un Presidente del consiglio in base all’attività politica svolta ma purtroppo in italia non funziona così.
In democrazia i risultati delle elezioni andrebbero accettati consentendo a chi ne ha acquisito il diritto di governare ma questo troppo spesso non avviene. Troppe forze politiche in molti casi si dimenticano di quello che è lo scopo della politica stessa. Oggi è facile obiettare dicendo che Renzi non è stato eletto alle ultime elezioni ma questo poco importa visto quanto successo dalle elezioni politiche 2012 in poi.
Parlando con tante persone infine ho percepito quanto Renzi sia per molti una speranza in mezzo al mare di delusioni che è stata la politica italiana degli ultimi tempi.
Il tempo a disposizione è poco, credo Renzi lo sappia bene.

Uno stato non può far morire le imprese.

Tasse, contributi, sanzioni.
Aziende che chiudono e la politica che cerca le “coperture” prelevando sempre dallo stesso pozzo ormai prosciugato.
La morte di molte imprese per opera di una politica sciagurata, irresponsabile e soprattutto presuntuosa.

L’albero Italia non è stato potato ma capitozzato.

Con la fine del Governo Monti si è chiusa una delle parentesi più tristi della politica italiana.
Negli ultimi 7 anni al governo si sono alternati sinistra – destra e tecnici. Tutte le strade sono state praticamente percorse ma con scarsi risultati. Nessuno, ne politici ne tecnici sono riusciti a mettere in pratica ciò che a parole avevano promesso. L’Italia continua pertanto ad avere i propri problemi, aggravati da una crisi d’identità dell’Unione Europea che sembra essere totalmente priva di quello spirito comune che cancellerebbe all’istante qualsiasi tentativo di speculazione finanziaria.
Il rischio concreto è che l’Europa resti solo un sogno. Le misure adottate nell’ultimo anno nel segno dell’unione europea rischiano di essere ricordate come inutili e fortemente dannose. Queste misure non hanno curato il problema, l’hanno semplicemente lenito. Il prezzo pagato dalle aziende italiane è stato però molto pesante in termini di competitività.
Ricordo alcuni leader europei che definivano “impressionanti” le misure adottate dall’ultimo governo.
L’albero Italia non è stato potato ma capitozzato, serviranno molti anni affinchè torni a fruttificare.

La piccola proprietà.

La piccola proprietà costituisce le fondamenta di uno stato. Maggiore è il numero di piccoli proprietari e più la Nazione è stabile, forte e insensibile alla speculazione finanziaria.