Per salvare lo stato ha senso far fallire le aziende?

E’ una domanda che mi pongo da anni e con assoluta certezza rispondo NO! Senza le aziende non c’è lavoro e senza lavoro non c’è sostentamento per il popolo.
Senza lavoro c’è solo miseria.

Questa domanda ha molta più logica di quanto possa sembrare, perchè chi in Italia ha deciso negli ultimi anni, l’ha fatto con la consapevolezza che alcune aziende non avrebbero retto alle misure adottate ed avrebbero chiuso.
Liberiamoci dall’idea che la chiusura di migliaia di attività sia stato esclusivamente un’effetto imprevisto determinato dalla crisi, dal crollo dei consumi e dalla sfortuna.
La chiusura di migliaia di attività è un prezzo che la nostra politica ha scelto di pagare nell’intento di salvare così lo stato.
Chi ha deciso era consapevole delle conseguenze; nei fatti e anche a parole (che ho sentito con le mie orecchie).

Ha ancora senso per un’azienda mantenere la produzione in Italia?

Lo spunto per questa riflessione mi viene dato dall’annucio di chiusura dell’impianto Alcoa di Portovesme in Sardegna. Alcoa è un’azienda americana e a Portovesme sostiene di avere un costo di produzione dell’alluminio che non è più competitivo e quindi sostenibile.
Il problema quindi è sempre lo stesso, i costi di produzione che uniti alla burocrazia e a tutta quella serie di difficoltà che le imprese incontrano per produrre in Italia creano un mix assurdo che sta facendo scappare tutte le aziende.
E’ lecito chiedersi se esista anche una sola ragione che possa spingere un’azienda a mantenere la produzione in Italia. E’ legittimo inoltre chiedersi se le misure adottate dagli ultimi governi non abbiano contribuito a creare questa situazione negativa in cui migliaia di persone continuano a perdere il proprio posto di lavoro.
Ricordo che le misure prese dal governo Monti erano state definite dalla Cancelliera tedesca Merkel “impressionanti”. Il problema è che lo sono state davvero, a tutto vantaggio di altre aree produttive in Europa ma a tutto svantaggio del popolo italiano che continua a perdere opportunità di lavoro.
Oggi non servono più parole e buoni propositi per uscire da questa situazione devastante. Servono fatti concreti. Senza le aziende, senza le attività commerciali, senza i piccoli artigiani, senza le aziende agricole, non c’è lavoro per il popolo e non c’è altro se non un inesorabile declino che non potrà che avere conseguenze drammatiche per la nostra società.

Un grande dispiacere, un negozio chiuso.

Questa mattina mi sono recato a Vercelli e contrariamente agli ultimi mesi ho fatto un percorso a piedi diverso. Ad un certo punto, quasi incredulo mi sono trovato difronte ad un negozio per me molto importante (soprattutto per il materiale fotografico) chiuso. Era un negozio di una discreta dimensione e molto assortito. Il titolare, persona molto competente, ha sempre saputo consigliarmi al meglio applicandomi sempre prezzi corretti e competitivi. Vedere questo negozio completamente vuoto con sulla porta un cartello con scritto: “chiuso per cessata attività” mi ha provocato un grande senso di sconforto.

Renzi.

Le elezioni europee di fine maggio hanno confermato che Matteo Renzi ha grande consenso da parte degli elettori italiani. Questo è sicuramente un fatto molto positivo, ogni democrazia ha bisogno di leader forti che hanno la fiducia del popolo. Nonostante questo, Renzi subisce molte critiche, anche pesanti e ingiustificate. La logica direbbe di valutare un Presidente del consiglio in base all’attività politica svolta ma purtroppo in italia non funziona così.
In democrazia i risultati delle elezioni andrebbero accettati consentendo a chi ne ha acquisito il diritto di governare ma questo troppo spesso non avviene. Troppe forze politiche in molti casi si dimenticano di quello che è lo scopo della politica stessa. Oggi è facile obiettare dicendo che Renzi non è stato eletto alle ultime elezioni ma questo poco importa visto quanto successo dalle elezioni politiche 2012 in poi.
Parlando con tante persone infine ho percepito quanto Renzi sia per molti una speranza in mezzo al mare di delusioni che è stata la politica italiana degli ultimi tempi.
Il tempo a disposizione è poco, credo Renzi lo sappia bene.

Uno stato non può far morire le imprese.

Tasse, contributi, sanzioni.
Aziende che chiudono e la politica che cerca le “coperture” prelevando sempre dallo stesso pozzo ormai prosciugato.
La morte di molte imprese per opera di una politica sciagurata, irresponsabile e soprattutto presuntuosa.

L’albero Italia non è stato potato ma capitozzato.

Con la fine del Governo Monti si è chiusa una delle parentesi più tristi della politica italiana.
Negli ultimi 7 anni al governo si sono alternati sinistra – destra e tecnici. Tutte le strade sono state praticamente percorse ma con scarsi risultati. Nessuno, ne politici ne tecnici sono riusciti a mettere in pratica ciò che a parole avevano promesso. L’Italia continua pertanto ad avere i propri problemi, aggravati da una crisi d’identità dell’Unione Europea che sembra essere totalmente priva di quello spirito comune che cancellerebbe all’istante qualsiasi tentativo di speculazione finanziaria.
Il rischio concreto è che l’Europa resti solo un sogno. Le misure adottate nell’ultimo anno nel segno dell’unione europea rischiano di essere ricordate come inutili e fortemente dannose. Queste misure non hanno curato il problema, l’hanno semplicemente lenito. Il prezzo pagato dalle aziende italiane è stato però molto pesante in termini di competitività.
Ricordo alcuni leader europei che definivano “impressionanti” le misure adottate dall’ultimo governo.
L’albero Italia non è stato potato ma capitozzato, serviranno molti anni affinchè torni a fruttificare.

La piccola proprietà.

La piccola proprietà costituisce le fondamenta di uno stato. Maggiore è il numero di piccoli proprietari e più la Nazione è stabile, forte e insensibile alla speculazione finanziaria.

Il Coraggio.

Il Coraggio è fare ciò che è giusto.

Berlusconi si ritrova nelle lettere di Mussolini a Claretta Petacci. C’è una ragione ed è il governare per troppo tempo.

Alla presentazione dell’ultimo libro di Bruno Vespa, Silvio Berlusconi ha raccontato di essere impegnato in questo periodo nella lettura delle lettere di Benito Mussolini a Claretta Petacci. Lettere in cui Berlusconi afferma di ritrovarsi; in particolare quando il Duce sosteneva di non avere sufficienti poteri .
Quanto detto dall’ex Presidente del Consiglio non mi sorprende e lo considero ovvio perché c’è un aspetto che accomuna il Berlusconi di oggi al Mussolini delle lettere a Claretta Petacci ed è la longevità al Governo. Se sgombriamo la mente da preconcetti e dai pensieri sulla dittatura, sul fascismo e sul berlusconismo; se facciamo un’analisi delle situazioni strettamente politiche, comprendiamo che in entrambi i casi la ragione di queste affermazione stanno nell’errore di chi non ha capito che avrebbe dovuto lasciare il passo al rinnovamento.
Sorge spontaneo chiedersi per quanti anni queste due persone pensavano di dover governare, pensavano forse di esse gli unici in grado di farlo? Pensavano di essere eterni?
In conclusione mi voglio soffermare solo su di uno dei grandi errori commessi da queste due persone (certo… persone come tutti gli altri) ed è l’aver voluto governare per troppo tempo senza lasciare nel momento opportuno ad un degno successore.
Se ci pensiamo bene, in questi due casi a mancare è stato proprio il successore, colui che al massimo dopo 10 -15 anni prendeva in mano il partito e si contendeva con regolari elezioni il posto di capo del governo.
L’assenza di rinnovamento è il più grande errore politico, per anni ci hanno parlato di riforme ma chi le potrà mai fare? Chi siede da 20 anni in Parlamento?
Quando si capirà che siamo tutti utili ma nessuno è indispensabile probabilmente si riuscirà a creare un sistema politico efficiente ed in grado di risolvere le problematiche del tempo.
Non è una mia teoria, è il ciclo della vita.

Tecnici o Politici. A proposito di Governi, quali sono le differenze?

Governo Tecnico e Governo Politico, quali sono le differenze?
Politico è chi si occupa di politica. La politica è aperta a tutti in quanto tutti hanno il diritto di essere eletti e poter quindi amministrare.
Tecnico è chi per formazione e professione ha acqusito determinate competenze in una particolare disciplina. Tutti possono diventare “tecnici” ma il percorso è molto lungo, molto più di un paio di campagne elettorali.

Nel momento in cui un Tecnico si occupa di politica, diventa un Politico. Viceversa quando un Politico viene chiamato ad occuparsi di una determinata disciplina non diventa automaticamente un Tecnico a meno che non lo sia già.

Detto questo, quali sono le differenze tra un Governo Tecnico ed un Governo Politico?
Le differenze come sempre le fanno le persone con le loro competenze e le loro capacità ma in linea di massima si può dire che un Governo Tecnico proprio per definizione ha nei vari Ministeri persone competenti in materia, cosa che purtroppo non avviene sempre nel caso dei Governi Politici.
Un chiaro esempio ci viene dato dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, spesso assegnato a persone quasi totalmente estranee al settore.

Molti Politici infine hanno la presunzione di essere anche Tecnici senza aver acquisito sul campo le necessarie competenze. A dire il vero molti si sentono quasi dei tuttologi in grado di apprendere in poche settimane ciò che altri hanno imparato in molti anni di studi e di professione.

In conclusione chi fa politica dovrebbe anche avere delle competenze tecniche e occuparsi preferibilmente solo di quelle.
Le competenze acquisite nella raccolta di voti purtroppo servono solo ad essere eletti ma non a mandare avanti gli Stati.