Democrazia in pericolo in Italia?

Se c’è una cosa che in Italia non è in pericolo è proprio la Democrazia. Si, la democrazia, quella che ha recentemente consentito agli italiani di esprimersi liberamente votando i candidati proposti dai partiti alle elezioni europee e amministrative. Sugli esiti delle votazioni dubbi non ce ne sono, tanto che secondo prassi comune si proclamano a livello Nazionale tutti vincitori. Altra prassi in Italia è il tentativo di distruzione dell’avversario politico, abitutine che oggi ha raggiunto livelli inimmaginabili se pensiamo che un leader di partito ha avuto la brillante idea di acquistrare una pagina sull’International Herald Tribune per chiedere aiuto alla comunità internazionale in quanto in Italia ci sarebbe per via di una legge in particolare un rischio dittatura.

La battaglia politica senza esclusione di colpi varca quindi i confini della nostra Italia, con le solite banalità e con tante sciocchezze che altro non fanno che screditare il nostro prestigioso paese.  La Democrazia nella nostra Nazione non corre rischi e meriterebbe più rispetto, al pari degli italiani che hanno esercitato in gran numero il loro diritto di scegliere da chi farsi governare.  Sbagliare è umano e le leggi sbagliate si possono correggere secondo la prassi prevista e senza denigrarsi all’estero.

4 Responses to Democrazia in pericolo in Italia?

  1. Ciò che distingue una democrazia da una dittatura non è lo svolgersi di elezioni (che si svolgono ormai quasi in ogni paese delle terra) né il fatto che le elezioni si svolgano in condizioni di regolarità oppure no. Ciò che distingue una democrazia da una dittatura è che in una democrazia il potere è distribuito tra molte istituzioni, che si controllano reciprocamente e consentono quindi ai cittadini di influire sulle scelte e gli indirizzi, in una dittatura invece il potere è concentrato in poche mani e il processo che va dai cittadini al governo si inverte, facendo sì che sia chi governa a controllare i cittadini, orientandone il modo di pensare, anziché il contrario.
    Non esiste un modo di tracciare una linea di demarcazione oggettiva tra democrazia e dittatura, così come non si può tracciare una linea di demarcazione tra ciò che è caldo e ciò che è freddo. E’ tuttavia evidente che in Italia il problema della concentrazione del potere in poche mani è più grave che in ogni altro paese dell’Unione Europea e non solo per la concentrazione in poche mani (in due mani in realtà) del sistema mediatico che ne è solo l’esempio più lampante. Questo è un evidente vulnus per la nostra democrazia, di cui chi ha a cuore il nostro paese dovrebbe prendere atto, prima o poi.
    Per quanto riguarda il prestigio del nostro paese, avendo viaggiato all’estero non ho potuto che notare il livello bassissimo che il prestigio del nostro paese ha attualmente al di fuori dei confini e questo proprio a causa della sensazione di indifferenza rispetto a quanto sopra che trasmette l’opinione pubblica italiana.

  2. Fortunatamente il prestigio di una Nazione è dovuto in misura esigua alla classe politica dirigente. La storia di un popolo è fatta di tanti personaggi che si sono alternati alla guida di esso, chi nel bene e chi nel male. Che oggi si parli di rischio dittatura è ridicolo, si è votato liberamente e i candidati alla presidenza erano numerosi. L’odio politico rende cechi ed incapaci di vedere la realtà che in Italia mostra quella di un Presidente del Consiglio più forte nel consenso e nell’ammirazione del suo popolo di tutti i tentativi di delegittimazione subiti. Può non piacere, per varie ragioni e per questioni politiche ma non accettare l’esito delle elezioni significa non rispettare la democrazia che vede proprio nell’alternanza una delle sue principali virtù. La volontà del popolo italiano è stata ancor più evidente se si pensa all’esito delle politiche 2006. Il mio non è un commento politico ma quello di una persona che accetta il volere della soscietà in cui vive.

  3. Le ribadisco che il fatto che si svolgano elezioni regolari (ovvero senza brogli o coercizioni) e che ci siano diversi candidati è condizione necessaria ma non sufficiente a poter parlare di democrazia, altrimenti lo sarebbero ormai quasi tutti i paesi del mondo.
    La democrazia si misura, come da sua etimologia, con l’effettivo potere dei cittadini ovvero la loro possibilità di influenzare il governo del paese. Quanto più il potere si viene a concentrare in poche mani, tanto più questa possibilità si riduce. Non è importante che questa concentrazione avvenga a partire da un controllo militare, politico o mediatico, l’effetto è lo stesso: ovvero il venir meno della possibilità di controllo da parte dei cittadini, o perché ne sono fisicamente impediti o perché non hanno accesso alle informazioni per farlo, e quando viene meno il controllo da parte dei cittadini viene meno la democrazia purtroppo.
    Per quanto riguarda l’influenza che la classe politica dirigente ha sull’immagine di un paese ho qualche dubbio sulla sua esiguità. Ritengo che la maggior parte delle persone quando pensano alla Russia non pensino a Dostoevskij o a Rachmaninov ma pensano a Putin e quando pensano all’Iran non pensino a Abdul-Qādir Bēdil o a Kiarostami ma ad Ahmadinejad. Non crede?

  4. Quando pensano all’Italia gli stranieri vedono innanzitutto la nostra cultura, i nostri luoghi incantevoli e la nostra favolosa cucina. La ferrari, i grandi marchi della moda, Armani, Cavalli, Dolce e Gabbana, Versace, Prada, i nostri straordinari vini e soprattutto persone di grande capacità come Marchionne. Lei ha infine uno strano concetto di democrazia, quasi a metà strada con l’anarchia. Tutte le realtà hanno un presidente ed un direttivo, se per lei questo significa che è potere concentrato in poche mani, aimè siamo alla frutta.

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