Lo chiamano Fuel surcharge e mediante un coefficiente ricavato sull’incremento del prezzo del carburante aumentano la tariffa della spedizione. Questo fanno ormai tutti i corrieri ma mi chiedo se a farlo non sarebbe opportuno fossero anche tutti i produttori che vedono incrementare inesorabilmente i costi di materiali di consumo e servizi in funzione della quotazione del petrolio. Non c’è margine di dubbio e al petrolio sono legate tutte le materie prime che incrementano il loro prezzo seguendo la crescita dell’oro nero. L’incremento del prezzo è divenuto ormai automatico con i listini che vengono aggiornati con grande frequenza o con l’applicazione di coefficienti tipo il fuel surcharge. C’è però un settore slegato da questo meccanismo che subisce l’incremento dei costi ma riesce a stento ad applicare i conseguenti aumenti a quanto produce. Si tratta del settore agroalimentare, prigioniero forse della distribuzione, che vede come unico mezzo per limitare i prezzi al consumo, il rigore nei confronti dei fornitori. Assistiamo così a situazioni estremamente difficili come quelle recenti con aziende costrette a vendere al limite del sottocosto pur di non perdere clienti importanti che metterebbero in crisi il loro assetto produttivo. Questo è un sistema che non va bene perché per nulla equo. A mio avviso anche l’agroalimentare ha bisogno del suo coefficiente per aggiornare i listini e per cautelarsi dall’inesorabile crescita della voce costi.
Alcune mie considerazioni su aglio e cipolla e sul loro utilizzo in cucina.
Il video è di Liborio Butera.
Un noto vegetariano in un’intervista ad un quotidiano ha lanciato l’allarme cibo sostenendo l’importanza di passare ad un’alimentazione di soli vegetali, uova e pesce.
Premesso che uova e pesci non sono vegetali e sfido a dimostrarmi il contrario visto che è impossibile, noto grandi incongruenze in un ragionamento di questo tipo che se esteso all’intera popolazione mondiale, non sarebbe sostenibile nemmeno intensificando gli allevamenti di galline ovaiole e di pesce. La produzione di uova determina inoltre anche un’ ovvia disponibilità di carne di gallina che il buon senso indurrebbe a consumare.
In conclusione quindi ritengo non sia da considerarsi vegetariano chi consuma uova e pesce. Un’alimentazione di soli vegetali, pesce e uova è da considerarsi salutare ma a mio avviso non sostenibile per l’intera popolazione mondiale.
Le richieste di interventi di chirurgia estetica aumentano incredibilmente tra i giovani under 18. Liposuzione e seno le richieste più frequenti che molti genitori europei sono pronti a soddisfare e molti medici ad operare. E’ sconcertante questa sconfitta della società in cui i giovani non riescono più a trovare se stessi. I giovani d’oggi sembrano inseguire il miraggio della bellezza e della perfezione fisica ma non sono granchè disposti a soffrire per questa. Una corretta alimentazione abbinata a sana attività fisica rendono belli e snelli i corpi di qualsiasi giovane che per esprimere il proprio fascino non ha assolutamente bisogno dei ritocchi del chirurgo. Ad aiutare i giovani non ci sono certo gli esempi dei genitori, anch’essi di una generazione non più capace di accettare il proprio aspetto e il suo naturale invecchiamento (da leggere Ragazzo di Massimo Fini).
Quello che più ci inquieta è la scarsa attenzione che si presta all’alimentazione, cibo veloce, condito, fritto, dolciumi di ogni genere, ecc. ecc., tutto sempre e in abbondanza. Nessun accorgimento e incapacità di predisporsi un piano calorico appropriato, come se non servisse, tanto il rimedio chirurgico è alla portata di tutti. Vediamo in molti giovani una predisposizione a non valutare accuratamente le conseguenze delle loro azioni e forse alla base di questo comportamento c’è la facilità di arrivare al rimedio estremo.


Il Murazzano è un leggendario formaggio piemontese. E’ fatto principalmente di latte di pecora (min. 60%). E’ DOP ma soprattutto è un formaggio stupendo.

Li ho gustati così, crudi, sodi e saporiti questi straordinari gamberi di Sanremo. Una prelibatezza che mi ha preparato una persona a me cara. Hanno un costo elevato ma penso che una volta all’anno chiunque se li possa permettere. Sarebbe sufficente rinunciare ai soliti gamberetti congelati provenienti dagli allevamenti di tutto il mondo, compresi quelli dove non si presta molta attenzione alla salute di chi poi li consumerà.