Se c’è una cosa che in Italia non è in pericolo è proprio la Democrazia. Si, la democrazia, quella che ha recentemente consentito agli italiani di esprimersi liberamente votando i candidati proposti dai partiti alle elezioni europee e amministrative. Sugli esiti delle votazioni dubbi non ce ne sono, tanto che secondo prassi comune si proclamano a livello Nazionale tutti vincitori. Altra prassi in Italia è il tentativo di distruzione dell’avversario politico, abitutine che oggi ha raggiunto livelli inimmaginabili se pensiamo che un leader di partito ha avuto la brillante idea di acquistrare una pagina sull’International Herald Tribune per chiedere aiuto alla comunità internazionale in quanto in Italia ci sarebbe per via di una legge in particolare un rischio dittatura.
La battaglia politica senza esclusione di colpi varca quindi i confini della nostra Italia, con le solite banalità e con tante sciocchezze che altro non fanno che screditare il nostro prestigioso paese. La Democrazia nella nostra Nazione non corre rischi e meriterebbe più rispetto, al pari degli italiani che hanno esercitato in gran numero il loro diritto di scegliere da chi farsi governare. Sbagliare è umano e le leggi sbagliate si possono correggere secondo la prassi prevista e senza denigrarsi all’estero.
Le notizie che arrivano dai media ci portano agli occhi una situazione di caos nell’areoporto di Fiumicino che sta costringendo molti passeggeri con in mano un regolare biglietto Alitalia a sostare nell’areoporto romano in attesa di sapere come e quando partire. Tutto ciò è dovuto ad un comportamento sbagliato ed irresponsabile. Nulla può ne potrà mai giustificare un simile comportamento, operare in un determinato settore non comporta solo diritti ma principalmente doveri. Quello che manca è proprio il senso del dovere, in questa vicenda che riempie solo di tristezza il popolo italiano. A Fiumicino sta andando in scena il Fallimento del sistema lavoro italiano, con i sindacati incapaci di gestire qualsiasi trattativa. In questo sconcertante tiro alla fune, questa è ormai logora e in procinto di spezzarsi.
Auguri di buone feste a tutti, passeggeri, operatori, sindacalisti, politici, ecc., con la speranza che il nuovo anno porti un po’ di sana saggezza, utile a costruire l’italia anzichè demolirla.
La democrazia vive uno dei suo massimi momenti nella consultazione elettorale a cui il popolo è chiamato. Le elezioni esprimono un risultato chiaro, anche un solo voto in più significa maggioranza e Governo. Essere eletti può sembrare un premio ma è prima di tutto un dovere. Far parte della maggioranza non significa aver vinto ma dover governare. A forza di gettare fango sulla nostra società e sulla nostra politica temo ci si sia scordati del senso del dovere che dovrebbe pervadere ogni politico eletto dal popolo. Il senso del dovere significa prima di tutto Governare quando si è chiamati a farlo, con determinazione, senza indugio, per tutta la durata della legislatura e anche per un pugno di seggi in Parlamento.
Il senso del dovere politico comporta anche il rispetto del risultato elettorale che rappresenta la volontà del popolo. Una petizione contro un Governo regolarmente eletto oltre che insensata è rappresentativa di mancanza di senso del dovere politico. Raccogliere firme contro un Governo denota assenza di rispetto nei confronti della Democrazia, degli elettori e dello stato.
Temo non servano molti anni di carriera politica per comprendere questi concetti, per imparare a governare quando si è chiamati a farlo e anche per imparare a fare opposizione in modo dignitoso.
Senza voler assolvere nessuno, perché in questo caldo agosto accade pure che alcuni Ministri scarichino su giovani atleti impegnati nel sogno olimpico responsabilità politiche, chiedendo un “gesto” per il rispetto dei diritti umani disertando la cerimonia di apertura . Parole facili, banali e ridicole, pronunciate sulla pelle altrui, sulla pelle di giovani atleti alle prese con il lavoro e con l’occasione della vita. Parole facili da una comoda poltrona e non in trincea e “gesto” chiesto ad atleti che a Pechino ci staranno pochi giorni e non agli imprenditori che in Cina fanno affari da anni.
Frasi inaccettabili sul popolo italiano sono state pronunciate dalla vice premier spagnola Maria Teresa Fernandez de La Vega che ha affermato che: “il governo spagnolo respinge la violenza, il razzismo e la xenofobia e, pertanto, non può condividere ciò che sta succedendo in Italia”. Frase che respingiamo al mittente, consigliando alla mal informata “signora” di guardare a casa propria, ad esempio ai fatti accaduti per un semplice GP di formula uno e al trattamento riservato al pilota Hamilton. Ci indigna profondamente che un’alta carica di un paese europeo si permetta di fare affermazioni così irrispettose nei confronti del nostro popolo, da sempre tra i più accoglienti e tra i più generosi con i bisognosi.
Non possiamo accettare simili affermazioni. Vergogna!
Ho vissuto con molto distacco l’ultima campagna elettorale che ha portato al Governo che si è insediato giovedì. Non credo più alle storielle raccontate con troppa lena da troppi politicanti. Sento l’esigenza di fatti concreti e di prese di posizione nette. Non so se tutti sono soddisfatti della politica degli ultimi anni, io per niente e nonostante abbia potuto apprezzare molte iniziative positive portate avanti con impegno a livello locale, nel complesso noto da tempo la pessima abitudine di sorvolare i problemi veri per evitare di arrecare disturbo a terzi. Il neo Ministro dell’economia oggi ha affermato con coraggio che toccherà anche a banche e petrolieri tirare cinghia e non solo ai lavoratori e alla povera gente. Le considero parole coraggiose perchè mai sentite negli ultimi anni da nessun politico, anche da chi applicava manifesti dal titolo “anche i ricchi piangano” (anche se di fatto la loro politica di coalizione favoriva le grandi rendite finanziare). La nostra società è bisognosa di equità e soprattutto deve essere in condizione di poter sostenere i costi a cui è chiamata in modo sostenibile, ad iniziare dai mutui. Il credito deve servire a favorire crescita e sviluppo, non deve diventare opprimente per aziende e famiglie.
Passo dopo passo diventa sempre più difficile non prendere le distanze dalla politica agricola dell’Unione Europea e della sua Commissione. Prendere le distanze perchè non ci rappresenta nel modo più assoluto. L’Europa delle banche, costruita sulle grandi rendite Finanziarie continua a muoverfe passi contro le produzioni “vere”, a vantaggio esclusivo dei prodotti “finti” più omologati, più semplici da produrre e da distribuire nel facoltoso mercato della distribuzione di massa.
Ora anche lo zucchero nel vino, con un voltafaccia francese che lascia stupefatti e perplessi. Ovviamente le etichette non menzioneranno alcunchè, d’altronde sono proprio figlie di questa politica bugiarda nei confronti della tradizione e dei prodotti che la terra crea senza manipolazioni alcune. L’Italia farà strada a se, ne siamo orgogliosi e urleremo sempre a gran voce che da noi lo zucchero nel vino non si mette.
E ora prepariamoci agli altri affondi che la Commissione Europea si appresta a muovere contro le nostre tipicità.
Si sente spesso parlare di politica ambientale, di salvaguardia dell’ambiente e di rischio per il nostro pianeta. Sotto accusa finiscono sempre le abitudini di noi uomini e le pratiche che seguiamo per garantire il nostro sostentamento, anche se raramente ci si ricorda di differenziare queste in indispensabili e non. Sono proprio le nostre abitudini non strettamente necessarie e i nostri consumi eccessivi a costituire un pesante rischio per il nostro pianeta. Il quesito che dovremo iniziare a porci riguarda proprio i nostri consumi eccessivi e se potranno mai essere disincentivati visti i capitali che muovono. Parliamoci in modo chiaro e onesto invece di puntare l’indice contro questo o quell’altro problema. E’ auspicabile che la politica energetica faccia finalmente i conti contro gli interessi legati ai consumi, altrimenti è inutile abbozzare qualsiasi tipo di discorso, protocollo di Kyoto compreso.
Parlando di conflitto d’interessi alle nostre latitudini è impossibile non pensare a Silvio Berlusconi. Il Leader di Forza Italia è da anni indicato come l’emblema di questo problema che a me pare invece molto diffuso. Ho scritto problema anche se problema non è o meglio è impossibile che qualsiasi soggetto impegnato in politica o no, non abbia interessi personali. Qualsiasi sia la loro entità ogni individuo ha un’attività lavorativa o più semplicemente dei desideri personali da soddisfare che potrebbero entrare in conflitto con l’attività politica svolta in prima persona. E’ un fatto naturale che riguarda molti amministratori e politici, a partire dai piccoli paesi rurali fino alla politica romana. Qualsiasi soggetto impegnato in politica è quindi esposto a potenziali conflitti d’interesse, a meno che non si tratti di persona nullafacente e priva di obiettivi. Diciamo basta quindi a queste sciocche e strumentali polemiche sul conflitto d’interessi che riguarda tutti e non esclude nessuno. La politica ha bisogno di uomini forti e motivati, capaci e portatori delle loro esperienze; i loro interessi se leciti non ci dovrebbero interessare perché personali e compatibili con l’interesse del nostro paese.
Secondo molte delle forze politiche di maggioranza l’evasione fiscale è uno dei problemi principali della nostra Nazione. Potrebbe essere vero ma prima di esprimere una valutazione completa è doveroso valutare le diverse tipologie di evasione e i diversi motivi che spingono a praticarla.
Le ragioni dell’evasione sono molteplici anche se indiscutibilmente quella primaria riguarda l’aspettativa di maggior guadagno. In molti casi ad evadere sono invece soggetti costretti da un sistema che impone loro questa condizione per poter lavorare. In molti altri casi, i più drammatici, evadere è la sola ragione di sopravvivenza dell’azienda, in altre parole senza un po’ di nero l’azienda non campa. Questo ragionamento mi spinge a sostenere che l’evasione fiscale è un problema al quale si attribuisce troppa importanza. Sicuramente l’evasione per puro scopo di lucro, quella praticata per moltiplicare i propri guadagni è un grande problema oltre che ingiustizia sociale e andrebbe combattuta con ogni mezzo. La guerra però a me pare la si faccia principalmente agli altri due soggetti, quelli per cui evadere è d’obbligo, una ragione di sopravvivenza. Se il problema sono questi ultimi soggetti o meglio l’evasione per sopravvivenza, i conti non tornano perché recuperare le somme evase porterebbe inevitabilmente alla chiusura di queste aziende con un grave danno per il nostro paese.
Senza giri di parole la questione evasione fiscale è un’altra, è inutile pretendere che alcune aziende rispettino una tassazione per loro non sostenibile. Solo tasse più eque possono garantire il rispetto delle regole e la creazione di un sistema fiscale giusto ed efficiente. E’ inutile questo accanimento nei confronti di chi non può fare altrimenti. Diverso invece il discorso nei confronti di chi evade per lucro che guarda caso si tratta anche di chi fa girare in nero le cifre più grosse, questo si è un grosso problema che tutti conoscono e che tutti vedono ma nessuno combatte.
Inutile pretendere sempre dai più deboli.
Ultimamente ne abbiamo viste di tutti i colori negli ambienti della politica nostrana, dai voti presi da una parte e spesi dall’altra agli impegni di programma puntualmente disattesi. L’elettore in questi anni nonostante tutto ha dimostrato interesse disertando raramente le urne ma è stato in molti casi letteralmente preso in giro. Senza andare troppo indietro nel tempo, ricordiamo la lega nel lontano 1994 eletta nella casa delle libertà e poi dopo il ribaltone pilastro di un governo di centro sinistra, per arrivare al Follini di oggi, candidato di punta della CDL ed oggi promotore a sinistra del Partito Democratico. In mezzo come non pensare a DeGregorio che dopo poche settimane di Governo Prodi ha lasciato l’Italia dei Valori che lo aveva portato in Senato. Le perplessità aumentano se ci ritrova poi a discutere di programmi, con iniziative opposte a quelle proposte in campagna elettorale e migliaia di elettori delusi che iniziano a parlare probabilmente a ragione di tradimento. Inutile dire che c’è materia su cui riflettere; gli impegni presi con gli elettori andrebbero rispettati, dovrebbe essere la prima regola a cui attenersi per una forma di rispetto nei confronti di chi assegna il proprio voto perché convinto da programmi e idee. E’ facile dimenticarsi di essere stati eletti.